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Abbiamo portato un'atleta di coppa del mondo con le pelli

La classica chiamata inaspettata alle 7 di sera: “Sono a casa e domani sono libero, fate un giro”?!

Marco e Matteo sono amici da una vita. Hanno condiviso avventure, viaggi, grandi sfacchinate e grandi serate. Poi si cresce, ci si vede meno. Le case sono vicine ma le strade si dividono, ma sono quelle amicizie che anche se non ti senti da mesi e non ti vedi da un anno bastano poche parole che è come se quell’anno non fosse mai trascorso.

“Andiamo in un posto nuovo, in avanscoperta, potrebbe essere bellissimo, come no! C’è da camminare”!

“Ok perfetto, mi avevano proposto una gita con partenza alle 7 e rientro verso le 2, ma vengo con voi”.

“Benissimo, prima dell’una siamo alla macchina. Ma partiamo alle 4.30”.

Ed è così che tra le varie opzioni, alla fine decidiamo di sconfinare in Francia per andare a fare il Pic de Chamoissiere, nel magico mondo degli Ecrins.

Per chi non conoscesse Matteo Marsaglia, è un atleta di coppa del mondo di sci alpino, corre nelle discipline veloci, discesa libera e super G. 

Tra me e me penso che sarà bello vederlo sciare fuori dalle piste battute e mi chiedo anche quante curve si concederà 😉

Alle 5.50 abbiamo gli sci ai piedi e partiamo. Dopo vari metti-togli a bordo fiume finalmente si inizia a salire. La nostra gita prevede 1450m di dislivello ed uno sviluppo di circa 6km per arrivare in cima. 

La neve nel fondo valle è poca e, nonostante le temperature siano sopra lo zero, piuttosto ghiacciata. Mentre sono alle prese con il far tenere pelli e lamine, maledico me stessa per non portare mai i rampant. Direi che dopo questa prima ora di ravanage siamo tutti decisamente più svegli.

Davanti a noi si illuminano le prime cime, tra cui la nostra, e nel fondo valle, poco lontano da noi, intravediamo rifugio Villar d’Arene, chiuso e silenzioso.

Qui iniziamo a risalire i ripidi pendii che ci porteranno poi, 1000 metri dopo, al Pic de Chamoissiere. 

Marco prosegue con passo costante ed un buon ritmo. Matteo ed io, dietro, cercando di tenere la stessa andatura.

A circa 400 metri dalla cima la prima crisi di fame per Matteo, non abituato a sforzi con tempi così prolungati. La sua crisi è finita con un crampo, che ha fatto si che la sua salita rallentasse. Ma Matteo è un’atleta e tra una pausa e l’altra è arrivato in cima!

Da qui si vede la Barre des Ecrins, il primo 4000m fatto con Marco. Si vedono altri canali incazzati che Marco ha sciato e tanti ghiacciai pensili nei monti che ci circondano. In cima siamo soli e ci godiamo questo momento, il prepotente sole primaverile ed un meritato panino.

Salendo abbiamo piacevolmente apprezzato la polvere che ci avrebbe aspettato in discesa. Neve fresca in alto e firn in basso.

Marco, scende per primo, e a seguire Matteo. Due sciate completamente diverse ed entrambe così eleganti e belle da vedere. Marco leggero, Matteo potente. Ed io? Beh, spero di rubare quanta più tecnica e stile possibile!

La discesa è plaisir e divertente! Fatica e crampi lasciano spazio ad un sorriso di soddisfazione. L’ambiente è selvaggio, ma il cielo blu, la neve fresca, e le temperature tutt’altro che rigide lo rendono mentalmente più accessibile. 

Riattraversiamo il fiume e camminiamo sci in spalla fino alla macchina, fantasticando sul fatto che sarebbe bello trovare qualche posticino aperto dove comprarsi tre birre, per festeggiare la prima vera scialpinistica di Matteo nonché il suo battesimo, completamente in stile “Eydallianiano”. Ossia, non ci sono vie di mezzo 😉

Presto detto, al col du Lautaret troviamo birre e patatine, da consumare fuori seduti sul marciapiede. Non sarà di certo il pranzo più sano o la tavola più imbandita, ma una bella gratifica nonché un piccolo ritorno alla normalità. Che ci manca così tanto.

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