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Canalone Neri alla Cima Tosa

La prima volta che abbiamo sentito parlare del Neri, e capito esattamente cosa e dove fosse, è stato l’anno scorso a maggio, ai test di Ski Alper, da un Casaro gasato grazie ad una primavera carica di neve. Il Neri per me non era contemplato nei potenziali giri e per Marco, da piemontese appena trapiantato in Trentino, penso fosse lecito non conoscerlo e dunque non metterlo in cima alla lista dei canali di sci ripido nei paraggi di casa.

Sta di fatto che, abbandonata l’anno scorso per Marco l’idea di farlo con gli sci, si ripresenta quest’anno, viste le nevicate di inizio stagione e le ottime condizioni, l’ipotesi di salirlo in modalità alpinistica, con picca e ramponi, per poi scendere dalla normale della Cima Tosa.

Il Neri mi incute timore, non so bene nemmeno io perché. Abbiamo già risalito un canale della stessa pendenza insieme, per poi scendere sci ai piedi, ma il Neri è il Neri. A Marco risalire i canali piace, gli sembra di essere a casa. Lunghi avvicinamenti per conquistarsi l’accesso al canale, salite verticali e, nella stagione invernale, belle discese su ripidi pendii. 

Parcheggiamo a Vallesinella prima dell’alba con una temperatura decisamente croccante.

Puntiamo ad arrivare al Rifugio Brentei per salutare Gabriele, che sta sorvegliando i lavori al loro rifugio, e bere una tazza di qualcosa di caldo. Tutta la vallata è in ombra, e nel canale, esposto a Nord, il sole non lo vedremo mai.

Mettiamo i ramponi poco prima di iniziare a salire sul conoide.

Da lontano il canale non sembra così largo come realmente è. Una volta dentro l’ambiente ti schiaccia. Sei un puntino in mezzo ad uno scivolo (per me) enorme. La neve è dura ma non ghiacciata. Le condizioni sono perfette. Circa a un terzo di canale mi lego a Marco. È quella sicurezza in più che mi lascia tranquilla mentalmente e fa si che io mi goda di più la salita. Lui avanza con passo sicuro, io, con due picche, ed più legata a lui, salgo come se fossimo su una goulotte di ghiaccio, sotto il suo sguardo quasi divertito di fronte al mio uso completamente da beginner delle picche. 

Quando il canale inizia a stringersi mi sento più a mio agio, sarà più ripido ma è come se mi sentissi più protetta, più riparata. Neanche fatto in tempo a sentirmi più “serena” che mi prende una bollita alle mani quasi da piangere. Marco sostiene che sia la mia prima vera bollita: “se non fa male quasi fino a piangere, non è la bollita”. Ecco. Ora possiamo proseguire verso l’uscita!

Si intravede la luce in cima alla Tosa. Marco mi lascia la soddisfazione di fare gli ultimi metri.

Ci sono le impronte di chi ci ha anticipato nei giorni precedenti, ma in questo momento siamo soli!

La Tosa è pazzesca, un piattone enorme, una terrazza con vista sul gruppo del Brenta, uno scorcio verso il più lontano gruppo dell’Adamello e, poco più in basso, una finestra verso il lago di Garda. 

La discesa della normale è comunque lunghetta e non di immediata intuizione. Va preso, e sceso, il gradone giusto!

Passiamo davanti al Rifugio Pedrotti ad ora di pranzo. Il sole picchia sugli scuri ormai chiusi, il vento che c’era in cima alla Tosa qui non c’è più ed il silenzio della solitudine invernale mi fa riflettere su quanto sia bella questa sensazione, creata da esperienze e da un senso di libertà da cui siamo piacevolmente dipendenti. 

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