Quando sentiamo parlare di Selvaggio Blu, di questo “trekking”, non lasciamo che la nostra mente ci porti verso un sentiero battuto, semplicemente nascosto da una vegetazione prepotente. Immaginiamoci invece un sentiero a tratti quasi invisibile, da individuare grazie a segni all’inizio insignificanti ai nostri occhi, ma che presto acquisteranno un grande valore.
Sentieri appena accennati che sono il frutto del passaggio delle capre e dei loro pastori che per andare a riprendersele hanno percorso questi boschi di lecci, camminando dove a prima vista sembrerebbe impossibile.
Passaggi nei “lederes”, che in sardo significa “posto dove non andare, su passaggi friabili e ripidi”. Tratti di arrampicata su roccia bomba e sentieri dove i
nostri passi devono essere leggeri e veloci. Scale di ginepro e antiche mulattiere create dai carbonai più di un secolo fa.
Fare il Selvaggio Blu significa perdersi nella Sardegna meno conosciuta, mettere i piedi sulla storia sarda, calarsi sopra un mare turchese e dormire sotto milioni di stelle.
Ormai sono 5 anni che percorriamo questi sentieri non sentieri ed ancora non ci siamo stufati, anzi. Cinque giorni e quattro notti dove si parte sconosciuti e si rientra amici, condividendo un'esperienza unica. Albe sul mare, colazioni in spiaggia, notti sotto le stelle, ore di cammino tra ginepri e sentieri sospesi. Ed ancora, il colore del mare sardo, cale nascoste, passaggi dei carbonai, calate ferrate e tanta storia davanti a noi e sotto i nostri piedi. Un posto a noi caro che non smette mai di stupirci, regalarci nuove varianti e nuove storie da condividere sotto la luce delle frontali con una tisana in mano.
Qui trovate un "best of" di diversi giri sul Selvaggio Blu.
Se vuoi avventurarti tutto con noi il prossimo settembre, dall'11 al 17, manda una mail ad avventuriamocitutti@gmail.com, scrivici due parole di te e della tua preparazione fisica e ti manderemo tutte le info necessarie.
#aléselvaggi