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Kalymnos, l'isola dei climbers

L’isola dei tufas, dei motorini, delle capre in mezzo alla strada e del distributore solo da una parte dell’isola. L’isola delle delle Mythos e dei tiri che sono più duri da smontare che non da fare (o forse no hahah). L’isola dove ti conosci condividendo un taxi fuori dall’aereoporto e finisci per condividere un viaggio.

La decisione di andare Kalymnos è stata presa all’ultimo, senza pensarci troppo e sopratutto senza nessuna preparazione (nessuna arrampicata sugli strapiombi prima di partire e nessuna famigliarità con i knee pads), giusto per vivere appieno il disagio di non sapere come, o cosa (haha), incastrare.

Partire per un viaggio arrampicatorio di sola falesia porta con se spensieratezza e meno pensieri legati al meteo, alle ore di luce e al materiale. Due zaini e una sacca con corda e rinvii e siamo abbondantemente a posto per 10 giorni. Sfogliamo la guida che abbiamo a casa, edizione 2010. All’epoca sull’isola si contavano 1200 tiri, ora i tiri chiodati sono arrivati a 4600. Un’isola dove la roccia padroneggia, dove la maggiore incertezza risiede nel “in che falesia vorrò scalare oggi”?! Una continua sorpresa di pareti affacciate sul mare, con tufas dalle dimensioni più disparate. Finalmente do un volto a Telendos con i miei occhi. Quante volte l’ho vista pubblicata nelle foto di altri.

Sbarcati a Kalymnos incontriamo subito Marta e Gigia, ormai in confidenza con le canne da 10 giorni. Finiamo a cenare in una taverna casalinga, a Palionisos. Gatti, spugne, insalate piene di cipolla dolcissima, una musaka della dimensione di una mattonella ed un mood che, a pelle, mi piace già un casino.

Il giorno successivo decidiamo di andare a scalare a Telendos. Attraversando Masouri alle 8.30 del mattino si vede solo gente con lo zaino in spalla che si appropinqua in strada per prendere i motorini. Sono tutti climber, tutti. Non so come descriverlo, ma è una bellissima atmosfera. Telendos ci offrirà gli unici tiri verticali e a tacche della settimana, uno più bello dell’altro. Marco e Gigia si portano a casa una bella soddisfazione, alla quale brindiamo guardando il sole che si tuffa in mare.

Prima di partire avevamo preventivato dei giorni di rest, sebbene sia talmente figo che quasi scoccia fermarsi! Ma d’altronde la scalata è molto più fisica di quella a cui siamo abituati e, nonostante la pelle non si consumi così tanto qui, gli avambracci però si gonfiano presto.

Ora, al quarto giorno, ricordiamoci bene questo rest day, perché alla fine sarà l’unico che avremo fatto.

Ci rincontriamo con Dani e Seba, conosciuti fuori dall’aereoporto, che saranno la sorpresa più bella di questa settimana. Risate, tetti improbabili, ticket di attesa per DNA, viaggi della speranza in motorino, pollici alzati e tante energie positive condivise, anche “on the road”.

Falesie fighissime in cui siamo finiti sbagliando strada (tutta colpa mia), e pomeriggi condivisi con Asia e Fede. Ti siedi ad un tavolino con 6 sedie e finisci per aggiungerne altre 5.

Al mattino ci svegliamo e vediamo il mare. Alloggiamo nella parte più a nord dell’isola, Emporios, una cala tanto bella quanto silenziosa. Helene ci racconterà il curioso significato del nome del villaggio. Gli ultimi giorni il meteo non era dei migliori, abbiamo iniziato facendo sicura con il piumino e abbiamo finito con un caldo ed un’umidità che non ci aspettavamo. Una notte di pioggia e tempesta di fulmini. Il sole è ancora dietro alle nuvole, il paese è ancora in ombra. Mi sembrava che le previsioni dessero coperto con possibili piogge. Incontro Edvokia sul vialetto fuori dalla stanza e mi dice “today is gonna be a good and sunny day”. La guardo assonnata, forse anche un po’ stranita, mi sembrava di aver visto una previsione diversa. Lei coglie la mia perplessità e con una semplicità disarmante afferma: “look up, don’t you think?”. Il sole illumina la baia e sarà un’altra magnifica giornata.

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