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Les Dents des Cyrielle

Appena abbiamo saputo che saremmo andati entrambi a lavorare a Macugnana con il team di Skialper abbiamo deciso di partire due giorni prima e di allungare strada (giusto un pelino) e di andare ad arrampicare in Francia.

Per chi non lo sapesse Marco è di Oulx, fiero rappresentante della west coast delle alpi! Lui continua a dire che le “sue” montagne sono più belle ma alla fine ci ritroviamo sempre a scalare oltre confine, in Francia ..viva il campanilismo allargato!

Marco è un amante dei piccoli, piccolissimi paesini francesi, quelli con le case isolate e dal tetto di pietra, quelli con un minuscolo “centro”, ossia un’unica strada che vi passa in mezzo, e, dulcis in fundo, quelli con la boulangerie e con il profumo del Pain au Chocolat. Nella valle di Nevache è così. Prati verdi, poche case isolate ed una pace alla quale ci si abitua piacevolmente nel giro di pochi minuti.

Marco mi ha proposto questa via: Dents des Cyrielle. Me l’ha venduta come dura ma congeniale al mio stile d'arrampicata. E a spit. Quindi ok, le mie seghe mentali legate ai chiodi dolomitici spariscono e via gasati.

Dopo aver parcheggiato quasi in fondo alla vallata ci incamminiamo verso la terza torre del Queyrellin. Camminiamo per circa due ore e mezza, comprensive già di una marea di foto, dronate etc. Passiamo una zona paludosa che ha del bucolico. Guardate le foto per capire di cosa stiamo parlando. 

Ce la siamo presi con tutta calma dato che la parete è esposta ad ovest e l’attacco è a 2500 metri. Ciò significa che è all’ombra quasi fino a mezzo giorno e, che prima che vi arrivi il sole, fa un freddo becco. La roccia è spaziale. Calcare compatto con tacchette belle nette. Oggi l’aderenza sarà l’ultimo dei nostri problemi!

La via è lunga 11 tiri, 7a max 6b obbligatorio. I tiri sono uno più bello dell’altro, dal primo all’ultimo. Io posso dire di essermela goduta, nonostante i gradi per me non banali, fino all’ottavo tiro, dove ho perso completamente l’uso dei piedi per il male che avevo dato dalle scarpette precise. D’altronde, non mi ero mia trovata a doverli usare così tanto su quelle placche tecniche leggermente appoggiate.

Il nono tiro è il famoso traverso di 7a, che Marco si è mangiato facendolo pulito e che io ho invece “ripulito” tirando ogni singolo rinvio!

Alle nostre spalle un panorama pazzesco. Siamo in un anfiteatro di montagne. A sud est svetta maestosa la Barre des Ecrins, alla sua destra la Mejie.

Ci mancano ancora tre tiri prima di raggiungere la vetta. Una via di 350 metri tutta da conquistare. Se andate a farla godetevi il tettino del 6c del penultimo tiro! Quando si dice avere un po’ d’aria sotto al culo 😉 anche questo, io, l’ho ripulito tutto 😉

Il nostro lungo viaggio della giornata non termina però in cima! Da questa via ci si cala tutti. Mettiamo i piedi per terra poco prima del tramonto. Le giornate di giugno sono lunghe e ci godiamo fino alla fine il calore della luce in questo posto che sa di speciale.

Arriviamo alla macchina con il buio, felici, ed entrambi con i piedi distrutti!!

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