Ho imparato che nella vita non bisogna dare nulla per scontato.
Ho imparato che la bellezza è spesso relativa e che dipende dagli occhi con cui guarda lo spettatore.
Ho imparato che se un posto è famoso per una cosa non è detto che non possa essere apprezzato per altri motivi.
Ho imparato che ci sono alcuni posti con un energia particolare, e non c’è stagione che tenga, la loro forza la sprigionano sempre.
Ho anche imparato che è bello andare un pochino controcorrente, e quindi perché non andare in un posto totalmente lontano dai primi pensieri e dalle mete che istintivamente vengono in mente pensando allo sci alpinismo?
Céüse. C’è chi dice sia la falesia più bella del mondo; c’è chi dice che sia la falesia più bella di Francia. Noi pensiamo che sia La Falesia.
Ho letto che in cima, o forse meglio dire sopra, ai suoi bellissimi quanto duri tiri, ci fosse un altipiano. Sciabile. Il punto più alto dell’altipiano, il Pic de Céüse, si trova a 2016 metri.
Pensando a Céüse, penso che la maggior parte di noi chiudendo gli occhi se la immagini così: un imponente scogliera a forma di ferro di cavallo in cima ad un promontorio che aspetta solo di essere arrampicata. Un posto silenzioso, tanto famoso quanto selvaggio. Un posto in cui i tramonti sono belli da far paura, soprattutto quando si è ancora appesi sul tiro, baciati dagli ultimi raggi di sole.
Siamo abituati a vederla dal basso, ad arrivare ai suoi piedi dopo un’ora di cammino.
Ma cambiamo le carte in tavola. Arriviamoci dall’alto, vediamo cosa c’è sopra e se la magia del posto vale anche per l’altro versante.
Ogni aspettativa è stata più che rispettata. Alla partenza della ormai abbandonata stazione sciistica ci sono degli scialpinisti. Tutti francesi, Marco ed io siamo gli unici non locals.
Scarichiamo l’attrezzatura dalla macchina, convinti di fare un giro ad anello tutt’intorno al suo perimetro, di più di 10 km. Poi ci ragioniamo qualche secondo in più, la giornata è splendida, tutti hanno le pelli ai piedi e d’impulso decidiamo di cambiare i piani. Oltre alle pelli ai piedi mettiamo nello zaino anche corda imbrago e rinvii, che non si sa mai. Nel settore “Un Point sur l’Infini” c’è una ferrata che porta alla base della falesia.
Il paesaggio è spettacolare e ci siamo solo noi ed un gruppo numero di camosci. Abbiamo optato per il percorso più lungo, nonché più panoramico, e siamo fuori dalle tracce battute dai locals.
Passiamo sopra ai vari settori, alcuni riconoscibili anche dall’alto. Cascade, Biographie, Demi Lune, un Point sur l’Infini, dove ci caliamo. C’è neve fino alla base della falesia ma al sole e contro la roccia la temperatura è perfetta per scalare.
Giusto il tempo di fare qualche tiro e torniamo sull’altipiano per goderci il tramonto, da un altro punto di vista e questa volta non appesi alla parete ma facendo qualche curva.
La vista che ci si presenta è affascinante, dolci colline innevate, ski-lift in contro luce, e quel silenzio assordante che non fa altro che enfatizzare e confermare la bellezza di questo posto.
Ho imparato che nella vita non bisogna dare nulla per scontato, che bisogna essere curiosi e guardare oltre. Ho imparato che magari, l’altro lato della medaglia, luccica tanto quanto il primo.
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La salita al Cervino con Marco l’avremmo dovuta fare la scorsa estate, dopo la nostra uscita di preparazione sulla Biancograt. Poi, a causa del meteo, abbiamo dovuto rimandare a quest’anno.
Marco ha 29 anni, è di Bergamo. Io l’ho ribattezzato “Marc Márquez” non perché gli assomigli o vada in moto, ma perché va come una moto.
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Alice Russolo | 38122 Trento P.Iva 02263030229 C.F. RSSLCA86D62L378L
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