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Tre giorni sulle creste di casa con Marco

Mancano pochi giorni alla mia seconda uscita estiva con Marco, un cliente/amico ormai diventato compagno abituale di mille avventure. Come spesso accade, passo le serate a scrutare le previsioni meteo per capire se il nostro obiettivo iniziale sarà realizzabile: la Biancograt al Piz Bernina, seguita dalla traversata dei Piz Palü.

Purtroppo, il meteo non è dalla nostra parte. Una nevicata in quota è prevista proprio il giorno prima della salita, e l’idea di ravanare con i ramponi su una cresta sporca di neve non entusiasma né me né lui. Controllo anche il meteo sul nostro “piano B”, la traversata dei Breithorn… ancora peggio 😂

Mi confronto con Marco, che come sempre mi dice: “Fai tu, sicuramente sarà una bella avventura!” Così decidiamo di cambiare rotta, senza rinunciare all’estetica e all’impegno: ci spostiamo sulle montagne di casa mia, tra Piemonte e la vicinissima Francia, con campo base a Oulx.

Domenica, primo giorno: puntiamo dritti nel cuore del massiccio degli Écrins. L’obiettivo è la cresta degli Cinéastes, una linea sottile e spettacolare che cavalca sei piccole punte rocciose, immersa in uno scenario da cartolina. Un inizio perfetto per questa nuova avventura.

Arriviamo al parcheggio intorno alle 6 del mattino, e come da tradizione ci prepariamo la colazione direttamente sul bagagliaio dell’auto: una baguette fresca con marmellata, un caffè solubile e tutto ciò che basta per darci l’energia necessaria ad affrontare i 1000 metri di dislivello dell’avvicinamento.

Verso le 8 siamo all’attacco. Davanti a noi una cordata di spagnoli che superiamo rapidamente. La prima parte della salita, fino alla breccia, è semplice: un’alternanza di conserva corta e qualche microtiro.

Poi arrivano i due tiri più impegnativi: circa 25 metri sul lato est, su difficoltà intorno al IV grado. L’esposizione si fa sentire, e qualche passaggio più tecnico mette un pò in difficoltà Marco, che, arrivato in sosta, mi guarda e con il suo inconfondibile accento toscano se ne esce con un “Ma che sei ciucco?” 😂

Da lì in poi si continua sul filo della cresta, sempre aerea, immersi in un ambiente spettacolare. In circa tre ore raggiungiamo la cima. Un selfie di vetta con il Glacier Blanc e la Barre des Écrins sullo sfondo.

Quattro doppie da circa 25 metri ci portano velocemente al nevaio sottostante. In meno di un’ora raggiungiamo il rifugio, dove ci aspetta un pranzo più che meritato.

Giorno 2 – Cresta della Bruyère, Massiccio dei Cerces

Il secondo giorno ci spostiamo nel vicino massiccio dei Cerces, con l’obiettivo di salire la cresta della Bruyère, una bella salita che domina la valle di Serre Chevalier.

Dopo circa un’ora e mezza di avvicinamento, raggiungiamo l’attacco della cresta, poco dietro una cordata francese — l’unica che incontreremo in tutta la giornata. La partenza è un po’ delicata: la roccia, lisciata dai numerosi passaggi, richiede attenzione. Non mi faccio problemi a tirare due rinvii i, e nemmeno Marco, che sale veloce.

Dopo i primi due tiri siamo sul filo di cresta, dove resteremo fino in cima. La progressione è varia e divertente: tratti di conserva lunga si alternano a tiretti e a qualche calata. C’è un po’ di tutto: esposizione, passi atletici, sezioni più appoggiate dove la gestione della corda e del proprio compagno sono indispensabili per una progressione veloce e sicura.

Il panorama è incredibile, con una vista spettacolare sul massiccio degli Écrins che ci accompagna fino in vetta. Anche oggi ci siamo divertiti. Due giornate su due, e il meteo ci sta regalando molto più di quanto avremmo osato sperare solo pochi giorni fa.

Giorno 3 – Traversata dei Rocher Cornus, Valle di Susa

Il tempo vola, ed eccoci al terzo e ultimo giorno del nostro mini raid sulle montagne di casa. Oggi restiamo in Italia. Con il mitico Pandino 4x4 preso in prestito da mia madre, risaliamo la forestale sopra il Rifugio Scarfiotti guadagnando un po’ di dislivello in auto.

Appena scesi dalla macchina, ci accoglie un’aria decisamente frizzante — tutto tranne che estiva. Penso “per fortuna ho avuto l’intelligenza di portare con me un paio di guanti” 😉

In circa un’ora e quaranta raggiungiamo il Colle della Rognosa, punto d’ingresso per la traversata dei Rocher Cornus: una cresta lunga, selvaggia, fatta di saliscendi, tratti esposti e una vera atmosfera d’alta montagna. Progrediamo rapidamente fino all’attacco della Punta Noci, dove ci aspettano due tiri di corda molto esposti, con passaggi sul V grado.

L’arrampicata è magnifica: roccia compatta, vuoto a destra e a sinistra. Recupero Marco in sosta, soddisfatto di non aver fatto troppo fatica sul passaggio che lo preoccupava sin da quando siamo partiti dalla macchina. Con un sorriso soddisfatto, un pò di fiatone e l’inseparabile tono toscano mi dice “pensavo più difficile”.  Che boss Il Marco! Di strada ne hai fatta tanta e bene dalla nostra prima salita sul Castore nel 2020 😎

Ci prendiamo il tempo per una pausa, godendoci l’ambiente spettacolare che ci circonda: sullo sfondo la catena degli Écrins, con Pelvoux, Barre e la Meije, mentre dall’altro lato svetta il Monte Bianco.

Sono stati tre giorni intensi, fatti di condivisione, amicizia e passione per la montagna. La nostra piccola avventura si conclude qui, ma lo sappiamo già: il prossimo progetto è dietro l’angolo. 😎

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