Il primo ad averci nominato la Pala della Ghiaccia è stato Icio. Ci ha detto “andate a fare la Weiss-Battisti-Colli che è bellissima”.
Da quella frase è passato qualche anno e chissà se Icio se lo ricorda. E noi per anni abbiamo lasciato l’idea involontariamente nel cassetto.
Ma ecco che domenica scorsa, un po’ a caso, di fronte all’indecisione data dalla troppa scelta delle vie da fare, a Marco è ritornata in mente questa linea. Attratti dal posto bellissimo dove si trova e dall’assenza delle macchine nelle vicinanze (siamo a ferragosto), optiamo per lasciare Cortina, dove Marco aveva appena fatto una via sulla Tofana di Rozes, per andare nel gruppo del Catinaccio.
L’avvicinamento è comodo, ed il mattino seguente, con una sveglia tutt’altro che alpinistica, iniziamo a camminare verso le 9. Più ci avviciniamo e più la parete sembra imponente e verticale. O forse dovrei dire “è”, imponente e verticale. Uno scudo di roccia grigia già a prima vista bellissima.
I primi tre tiri non sono troppo entusiasmanti ma dal quarto la marcia cambia. Un susseguirsi di tratti verticali e traversi più o meno esposti, con un’arrampicata elegante ma soprattutto delicata. Marco come sempre sale leggero e sicuro, ma senza correre. La via è interamente da proteggere, le soste a chiodi e talvolta da integrare. L’unico rumore è quello delle nostre voci, il tintinnio dei rinvii e dei friends appesi all’imbrago e il nostro respiro. Il passo delle scalette che vediamo sotto di noi non è affatto frequentato, a differenza del sentiero che porta alle iconiche torri del Vajolet.
Il tiro chiave è il nono. Un traverso esposto e super estetico, ma ormai, non essendo il primo, mi intimorisce meno del solito. Marco l’ha protetto con due friend, prima di un chiodo e dell’unico spit di tutta la via. Il 3 blu è messo benissimo tant’è che la ghisata più grande l’ho presa proprio togliendo il blu, che non voleva uscire.
La via è tutta da scalare, fino alla fine. Io finisco con i piedi completamente scoppiati ma con un’inaspettata piacevole soddisfazione.
La sensazione è quella di quando parti la mattina per fare sì una via bella, ma non ti aspetti che sia così bella; quella di quando sai che non sarà facile, ma non pensi a questa continuità; quella della consapevolezza di trovarti in un bel posto, ma senza immaginare che potesse essere così affascinante.
Forse, avessi saputo tutto questo, il concetto di avventura e sano stupore avrebbe un'enfasi diversa. E forse, non avrei neanche dormito 9 ore filate nel caddy come se dovessimo andare a fare una passeggiata di salute su per il passo delle scalette, che in discesa, con i piedi doloranti, ho trovato più lungo di tutta la via hahah