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Turchia | Mt. Kortekli e Mt. Emler | Chapter 1/3

L’anno scorso ad aprile siamo andati in Turchia. Siamo rimasti talmente affascinati da queste imponenti montagne e da tutto ciò che le circonda che non abbiamo potuto fare a meno di tornarci, questa volta però in compagnia di Luca, Michi, Sepl, Luca, Cesare e Simo. La Turchia è bellissima per lo scialpinismo, ma ciò che la rende unica è anche tutto il suo contorno extra sciistico: le brulle colline color ocra, i Pidé, il Gozlme e gli Yaprak Sarma, i bungalow di Recep, la Cappadocia e l’Ercyes, il tutto condito con il suo peperoncino rosso poco piccante che viene messo ovunque. 

Partiamo l’1 aprile, quasi due settimane prima dell’anno scorso. L’anno scorso gli ultimi giorni era piuttosto caldo, dunque decidiamo di anticipare, nella speranza di trovare temperature più invernali. I ragazzi sono tutti carichi e motivati, e soprattutto curiosi di vedere cosa ha da offrire questa Turchia perché la domanda più ricorrente per i “profani” è: “ma si può davvero sciare in Turchia”?!

6 giorni (che poi si trasformeranno in 7, ma questo ve lo raccontiamo poi 😉 ), 5 gite (+1), un giorno in Cappadocia ed un pomeriggio di climbing nell’affascinante Kazikli canyon. Circa 7500 metri di dislivello guadagnati e una marea di pizza turca mangiata.

I primi due giorni mettono subito alla prova le gambe e la nostra resistenza alla quota. Come prima gita “di riscaldamento” andiamo sul Kortekli, ma tra portage e una cima che sembrava non arrivare mai facciamo subito poco meno di 1500m.

Il giorno successivo decidiamo di affrontare la gita più lunga nella zona dell’Aladaglar, il Mt. Emler che con il 3723m è una delle cime più alte della catena montuosa. L’anno scorso era stata la mia preferita. Ero arrivata in cima fi-ni-ta, ma davvero soddisfatta, grazie anche al firn spaziale che avevamo trovato dopo. Quest’anno si prospetta più polvere che firn 😉 La salita è dolce e lo sviluppo è abbastanza lungo. Partenza presto, sci ai piedi alle 7 meno 10, ci aspettano 1700m D+.

In vetta il panorama intorno a noi è dei più affascinanti che abbia mai visto. Cime imbiancate e colline desertiche nel fondo valle. Il contrasto è bellissimo. I ragazzi sono entusiasti e la vista gli ripaga di ogni fatica. La quota per qualcuno si è fatta sentire ed essere riusciti a portare a casa questa magnifica gita non può che far piacere a tutti. Selfie di vetta e via. La discesa dalla pala sommitale è pura goduria. E anche sotto non è da meno. Anche questa volta l’Emler si è lasciato approcciare e ci ha regalato una sciata coi fiocchi. 

Presi dall’entusiasmo e cercando di mettere in secondo piano la stanchezza - ma soprattutto forti del fatto che domani ci prenderemo un giorno di pausa e andremo a visitare Goreme e Uchisar in Capadoccia - decidiamo di concludere la giornata andando ad arrampicare nel Canyon “dietro casa”. Una gola lunga 1 km che ospita più di 300 tiri. La luce calda del pomeriggio rende ancora più rosse le pareti di conglomerato, la luna sorge già da dietro alle montagne dell’Aladaglar, rendendo il tutto ancora più unico. 

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